Il lancio del giavellotto – Analisi tecnica del lancio

Lancio del giavellotto: Analisi tecnica del lancio

Inserito in: Sport e Benessere - Da Simone Moro il 10 feb 2012 -  Nessun commento

Vediamo qui pochi elementi di cinematica e dinamica del meccanismo di lancio. Il giavellotto è un attrezzo leggero (800gr maschile,600gr femminile) e rigido,dunque non disturba il movimento del lanciatore. La posizione del suo centro di gravità non è modificabile ed inoltre, dato che il suo spostamento avviene lungo una linea retta, il baricentro si sposta, come conseguenza , sul piano sagittale. La sua traiettoria ideale dovrebbe prevedere un angolo di partenza α rispetto al terreno di circa 40-44° (dipende dal vento,ma analizzeremo dopo questo particolare) con una forte impennata iniziale mantenendo costante α. In seguito l’attrezzo “planerà” nell’aria descrivendo la fase discendente di una parabola.

Energia:
L’insieme corpo umano-giavellotto possiede una certa energia cinetica che va conservata il più possibile per scatenarla nel lancio dopo il doppio appoggio finale. Infatti, dato lo spostamento rapido, questa viene immagazzinata nella parte inferiore del corpo: le gambe risultano avere un ruolo fondamentale nel trasmettere l’energia al braccio lanciante, permettendogli così di avere una velocità terminale molto elevata.

Cinematica del giavellotto:
Nel momento del lancio l’attrezzo subisce diverse forze da due principali origini:

1 – L’atleta:
a) Per la costituzione stessa della mano umana l’atleta imprime prima di tutto  una forza diretta in obliquo dal basso verso l’alto (applicata dal quarto dito posteriore della impugnatura) al giavellotto; per questo esso tende ad essere incurvato. La mano resta supina.

b) Come il gesto procede, l’azione muscolare va a trasmettere un movimento di rotazione che gira il giavellotto su se stesso (in senso orario per un lanciatore destro) intorno al proprio asse, nell’instante stesso del lancio.

E’ chiaro che i fenomeni che si presentano sono 2: un incurvamento e una rotazione. Le dirette conseguenze di questi 2 fenomeni sono che il centro di gravità descriverà una parabola attutiva e che il movimento del giavellotto verrà stabilizzato dalla propria rotazione. Tuttavia queste deformazioni iniziali generano un moto vibratorio dell’attrezzo: esse dipendono dal materiale con cui è fabbricato, ma anche dalla velocità di spostamento. Le vibrazioni sono una dispersione di forze ed un lancio ottimale prevede una vibrazione limitata quanto più è possibile (infatti come si capisce questi effetti “collaterali” non sono eliminabili per la stessa morfologia umana).

makarov

Questo lancio di Makarov rende bene l’idea delle deformazioni subite dall’attrezzo.

2. L’aria: fino a che si usavano giavellotti di legno non ci si è mai preoccupati della sua aerodinamica, ma con l’utilizzo di attrezzi che hanno un più grosso diametro sono stati effettuati molti studi. Come detto prima è molto importante che il giavellotto mantenga il suo angolo rispetto al terreno al di sotto dei 45° fino al punto più alto della sua parabola. Da quel momento sarà la “portanza” creata dalla sua velocità a farlo “veleggiare” sfruttando il residuo della forza rimasta.
In questo ambito è importante considerare il vento: esso sarà ottimale se leggerissimo e contrario in quanto risulterà più semplice “infilarlo” nella folata offrendo pochissima resistenza all’aria, magari con un angolo rispetto al terreno molto basso (al disotto dei 38°). L’importante è che esso (il vento) non sia molto forte.

Risulta disastroso un vento trasversale (il quale letteralmente “abbatte” l’attrezzo che essendo leggero viene facilmente spostato), ma anche un vento alle spalle (che la maggior parte delle volte schiaccia a terra l’attrezzo). Personalmente ritengo che sia molto più semplice lanciare senza vento ed è questa, per me, la condizione ideale per avere la traiettoria più efficace. Questa va sempre considerata anche in rapporto alle caratteristiche fisiche dell’atleta: un lanciatore basso (170cm) non può permettersi di rilasciare l’attrezzo con un angolo rispetto al terreno superiore ai 45° dato che la coda del giavellotto toccherebbe per terra compromettendo il gesto. Dunque un lanciatore con tali caratteristiche troverà l’angolo ideale attorno ai 42° circa.

Infine ricordo che l’atleta, pur non potendo evitare il movimento di vibrazione dell’attrezzo, può controllare la direzione delle forze applicategli: la propulsione va diretta in avanti, lungo il suo asse.

Pur presentando una ottima posizione complessiva il giavellotto non può partire da quella posizione. Verrà sicuramente frenato dall’aria disperdendo gran parte della forza.

Pur presentando una ottima posizione complessiva il giavellotto non può partire da quella posizione. Verrà sicuramente frenato dall’aria disperdendo gran parte della forza.

Infatti se la forza è applicata al giavellotto in direzione differente, la resistenza dell’aria si fa più grande e, come conseguenza, constatiamo una velocità di liberazione frenata immediatamente.

Bibliografia:

- Il Lancio del Giavellotto – Tecnica – Didattica – Metodologia” – Di Molfetta –Centro Studi e Ricerche FIDAL

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Autore dell'articolo: - 26 anni, fondatore di Patextra e autore della maggior parte degli articoli del sito. Per contattarmi usa il form di segnalazione nell'area "Contatti" del sito. Seguimi su Twitter

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