Il Lancio del Giavellotto – Introduzione

Introduzione alla scheda tecnica del lancio del giavellotto. La storia del giavellotto in breve, le regole del lancio del giavellotto e i migliori giavellottisti di sempre.

Il lancio del giavellotto è una delle specialità più complesse e difficili dell’atletica leggera. Spesso, superficialmente, le si assegna un carattere incostante per le frequenti variazioni di rendimento che possono verificarsi anche nel corso della stessa gara da parte di campioni di consolidata fama (si parla di differenze di  20MT!!). Infatti basta un piccolo errore nella scelta del tempo giusto nel finale di lancio, o una imprecisione nel piazzamento, per rovinare un’azione biomeccanica fino a quel momento perfetta.

Il russo  Sergey Makarov  lancia  alle olimpiadi tenutesi a Sidney nel 2000.

Il russo Sergey Makarov lancia alle olimpiadi tenutesi a Sidney nel 2000.

Questa disciplina però, risulta particolarmente divertente per chi la pratica (date le svariate possibilità di allenamento) e sicuramente è tra le più spettacolari tra tutte quelle dell’atletica leggera; ricordo solo che il record del mondo maschile è di 98.48 MT e che solo vedere l’attrezzo andare oltre gli 80MT  “spinto” dall’urlo dell’atleta esalta tantissimo gli spettatori.

Ma data la difficoltà tecnica del gesto il suo apprendimento appare lento e molto impegnativo e avviene nel corso di molti anni. Un giavellottista solitamente raggiunge la sua maturità attorno all’età di 30 anni proprio perché serve molta applicazione e costanza per arrivare al pieno possesso della tecnica.

Durante una gara ogni atleta dispone di tre tentativi per entrare nei primi 8 classificati. A questi infatti sono concessi altri tre lanci per decidere chi vincerà possedendo la misura più lunga. Affinchè un lancio sia valido dev’essere il puntale del giavellotto a toccare per primo il terreno e non qualche altra parte dell’attrezzo. Inoltre non va superata la linea di bordo pedana e non ci si può mai voltare completamente dando le spalle al settore di lancio altrimenti la prova viene considerata nulla. Queste sono le uniche restrizioni entro le quali va effettuato il gesto tecnico.

Non voglio dilungarmi in una introduzione storica che risulterebbe noiosa pertanto sottolineo solo che l’uso di questo attrezzo dovrebbe risalire alla nascita stessa delle prime forme di ominidi in grado di usare attrezzi per la caccia . Si può ben dire allora che nei tempi antichi l’uso del giavellotto non era una questione di lancio vero e proprio ma, più realisticamente, una questione di vita o di morte.

Le prime notizie storiche ci provengono dall’antica Grecia. Grazie a  Senofonte (776 a.C.), allievo di Socrate, sappiamo che il lancio del giavellotto era sicuramente una delle specialità atletiche più legate alla attività di guerra e dunque una delle più considerate. L’attrezzo del tempo era più corto e più pesante di quello attuale.

Pur avendo una tradizione così antica è stata tra le ultime discipline dell’atletica ad essere ammesse nelle competizioni ufficiali (1896-98). Il primo campione olimpico fu lo svedese Eric Lemming (Londra 1908) con 54.83MT. L’evoluzione della tecnica e della preparazione non permise tuttavia di raggiungere facilmente gli 80MT nel corso degli anni. Questo traguardo fu superato per primo dall’americano  Franklin “Bud” Held  nel 1953  (80.41MT) che portò una grande innovazione con il suo “nuovo” giavellotto in lega di alluminio e non più in betulla. L’incredibile lancio di Uwe Honn (tedesco che lanciò 104.80 MT nel 1984) convinse la IAAF a modificare il regolamento ed a spostare verso il puntale il baricentro dell’attrezzo per diminuire la gittata dei lanci ed eliminare ogni timore per le persone che si trovano dalla parte opposta della pista rispetto a chi lancia.

Nel 1991 ,inoltre un particolare modello di giavellotto Nemeth fu bandito perché grazie a delle soluzioni anaicoidali (infatti fu usata una vernice che permetteva una “portanza” maggiore del giavellotto) in coda permetteva prestazioni ancora “pericolose” : 96.96MT Seppo Raty 2/06/1991.

L’attrezzo non è più stato modificato da allora anche se il più grande specialista di tutti i tempi, Jan Zelezny , ha stabilito a Jena (in Germania) il 25/05/1996 lo straordinario record di 98.48MT riportando “in auge”  la solita polemica sulla sicurezza negli stadi.

Jan Zelezny lancia, alle olimpiadi di Barcellona 1992, il giavellotto che lo renderà campione olimpico per la prima volta.

Jan Zelezny lancia, alle olimpiadi di Barcellona 1992, il giavellotto che lo renderà campione olimpico per la prima volta.

Il lancio del giavellotto è un lancio di spostamento lineare per cui vi eccellono i tipi morfologici più diversi, dato che l’altezza da cui parte l’attrezzo influenza scarsamente il lancio: infatti si trovano grandi specialisti come il finlandese Kinnunen (anni  ’60 e ’80) alto appena 1.68MT e il tedesco Boris Henry (medaglia di bronzo ai campionati mondiali di Parigi 2003) alto 1.98MT per 112Kg.

Infatti in questa specialità interessano soprattutto una grande apertura di braccia,una elevata dose di flessibilità , una ottima velocità di base e gambe potenti. Ricordo infatti che Zelezny  (campione olimpico a Sydney 2000 con 90.50MT, capace del record del mondo, del record olimpico, ma soprattutto di 3 ori e 1 argento olimpici, di 2bronzi e 3 ori mondiali e di un bronzo europeo) quando ha lanciato vicino ai 100MT nel 1996 era alto 1.86 MT e pesava solo 76Kg!  Questi è  stato però capace di correre i 100Mt in 10”20 e sollevare 110Kg di pull over. E’ tuttora considerato il migliore interprete della tecnica di lancio che sia mai esistito.

Sequenza del lancio di 90.50MT con cui Zelezny è stato campione olimpico a Sidney.

Sequenza del lancio di 90.50MT con cui Zelezny è stato campione olimpico a Sidney.

Bibliografia:

- Il Lancio del Giavellotto – Tecnica – Didattica – Metodologia” – Di Molfetta –Centro Studi e Ricerche FIDAL

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Autore dell'articolo: - 26 anni, fondatore di Patextra e autore della maggior parte degli articoli del sito. Per contattarmi usa il form di segnalazione nell'area "Contatti" del sito. Seguimi su Twitter

Displaying 3 Comments
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  1. ALex scrive:

    Domanda: l’ho sognato io, oppure a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80 c’era anche una tecnica rotatoria di lancio del giavellotto che fu poi eliminata? O me lo sono inventato io?? Una tecnica simile a quella del lancio del martello, per intenderci…

    Se puoi rispondermi te ne sarei grato :)

  2. TJBOSS scrive:

    Ciao alex
    L’articolo sul giavellotto è stato scritto da un collaboratore. Ho girato a lui la tua domanda. Presto ti risponderà in questo blog (ti posso anticipare che non ricordi affatto male :) )

  3. jan scrive:

    Hai perfettamente ragione Alex , guarda su questo link: http://www.atleticadelogu.it/index.php?option=com_content&view=article&id=872:10-centocuriosita-dellatletica-mondiale&catid=76:centocuriosita-dal-mondo&Itemid=84

    In effetti si è riusciti a lanciare il giavellotto quasi fosse un disco ed essendo la tecnica molto efficace ma difficile da controllare era semplice lanciare fuori settore rischiando di colpire altri atleti o gli spettatori stessi!

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