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Riposare correttamente – 1^ Parte
by TJBOSS on gen.15, 2009, under Studio
Abbiamo esaminato nell’articolo precedente come la concentrazione durante lo studio, o qualsiasi altra attività, sia funzione di alcune variabili. La predisposizione di una persona è un fattore senza dubbio importante, ma abbiamo visto che conta molto anche la freschezza mentale e lo stato di riposo di una persona in un dato momento. In questo e nel prossimo articolo sottolineeremo come sia importante riposare correttamente e quanto il riposo influisca sulle nostre capacità mentali durante la giornata.
Il riposo notturno
In generale le persone nelle loro abitudini cercano di seguire sempre una certa “scansione” del tempo. Pensiamo ad esempio al pranzo, e alla cena, che vengono fatti sempre più o meno alla stessa ora, a prescindere da quanto si abbia fame. Questa tendenza alla scansione delle abitudini è molto più naturale di quanto non sembri. Infatti anche il nostro organismo segue un ciclo ben definito, denominato ciclo circadiano. Esso farà sì che vengano prodotte determinate sostanze (ormoni, neurotrasmettitori ed altre ancora) in determinate ore del giorno. L’orologio viene sincronizzato in base a fattori esterni, il più importante dei quali è proprio la luce (specialmente quella solare). Esperimenti condotti su volontari, deprivati per lungo tempo della luce del sole, hanno denotato come l’organismo di queste persone entri in confusione, e vada incontro a vari problemi.
Sostanze come la melatonina e la serotonina infatti intervengono per regolare il nostro ritmo sonno-veglia, e fanno sì che il nostro organismo abbia degli orari, o più esattamente dei momenti della giornata, in cui è più o meno facile riposare. A tutti noi capita infatti di avere più sonno nel pomeriggio, dopo pranzo, oppure la notte, magari dopo una certa ora x.

Siete allodole o gufi?
Il ciclo circadiano viene azzerato dalla luce del sole. Se noi ci troviamo a letto, con una finestra con le tapparelle alzate, dalla quale la mattina entra la luce, prima ancora di essere svegli questa luce comunicherà al nostro cervello che la mattina è arrivata e che sarebbe ora di svegliarsi. Questo indipendentemente dalle ore di sonno che si son fatte. Così, se si è dormito per un numero sufficiente di ore durante la giornata ci sentiremo riposati, mentre se le ore non son state abbastanza è possibile che il risveglio avvenga correttamente, ma durante la giornata accuseremo della stanchezza, dovuta proprio a una deprivazione di sonno. Continuare a dormire non è la soluzione migliore, in quanto il sonno, una volta azzerato il ciclo, sarebbe di qualità non buona, e quindi non riposante.
In generale si potrebbe pensare che basti seguire una vita regolare per non accusare mai problemi di stanchezza dovuta alla deprivazione di sonno, ma in realtà la situazione è un po’ più complicata. Esistono infatti due tipologie di persone ben distinte dal loro ciclo circadiano particolare, che vengono denominate generalmente gufi e allodole. Entrambe le tipologie hanno un disordine della fase del sonno, i gufi tenderanno a svegliarsi più tardi e ad andare a letto più tardi, le allodole saranno sveglie di mattina molto presto, ma la sera non faranno in tempo a guardare un film in seconda serata in TV che saranno già sotto le coperte.
Non si capisce bene se l’essere gufi o allodole sia un disordine veramente patologico (potrebb’esserlo in relazione alla società in cui viviamo che impone determinati ritmi), ciò che è certo è che i gufi hanno molti più problemi delle allodole nella vita lavorativa. Questo è dovuto principalmente al fatto che le allodole, quando la luce del sole le sveglierà la mattina, saranno molto più riposate dei gufi, che avranno avuto meno ore di sonno durante la fase di buio. In più è riconosciuto che durante la giovane età si è tendenzialmente più gufi che allodole, mentre andando avanti con l’età la tendenza si inverte.
Le ripercussioni sulla concentrazione e sullo studio
Nell’età in cui si è studenti, una buona parte dei problemi di cattiva resa nello studio son dovuti proprio all’errato riposo notturno. E uno dei motivi principali di questo è proprio lo sfasamento del proprio orologio biologico.
Altre volte invece i problemi possono essere un po’ più complicati, ma di immediata individuazione: un partner che russa, un pasto troppo abbondante, un’allergia (agli acari ad esempio), possono essere tutti fattori che vanno a compromettere il nostro riposo notturno.
Nel caso quindi riscontrassimo una certa stanchezza durante la giornata, con sonnolenza, sonno non ristoratore, e una difficoltà di concentrazione notevole, potremmo sospettare che in noi ci possa essere un qualche problema dovuto proprio al riposo notturno.
Quindi prima di correre allarmati dal dottore, o di prendere degli integratori multivitaminici sperando che questi ci rimettano in carreggiata (ma che spesso, soprattutto nei giovani, sono inutili e assimilabili all’effetto placebo), verifichiamo che il nostro riposo notturno sia corretto, e cerchiamo di seguire qualche suggerimento, che vedremo dettagliatamente nella prossima puntata.
La Concentrazione
by TJBOSS on gen.14, 2009, under Studio
La concentrazione è uno degli aspetti più importanti che uno studente deve sviluppare per migliorare il proprio metodo di studio. Maggiore sarà la concentrazione maggiore sarà la qualità dello studio, e minore la quantità. La concentrazione è la capacità di focalizzare l’attenzione su un determinato luogo concettuale (nel nostro caso potrà per esempio essere il libro, ma potrebb’essere ad esempio la pallina, per un giocatore di tennistavolo). Concentrarsi su un qualcosa significa in un certo senso estraniarsi dal resto del mondo per dedicarsi soltanto a quanto la volontà vuole compiere. E’ una dote molto difficile da sviluppare in assoluto, in quanto in generale è subordinata ad altri fattori, il più importante dei quail è l’interesse nei confronti dell’oggetto su cui stiamo focalizzando l’attenzione.
Maggiore è il coinvolgimento emotivo rispetto a un determinato oggetto, automaticamente maggiore sarà la concentrazione del nostro cervello su quel determinato oggetto.
In antitesi alla concentrazione abbiamo la distrazione. Questa si pone come fattore disturbante alla centralizzazione dell’attenzione, e appunto devia la concentrazione. Possiamo pensare alla concentrazione come a un numero di risorse che noi poniamo di fronte ad una situazione. Quando molte risorse ci vengono private (ad esempio dall’ambiente circostante, nel caso della distrazione), allora quelle rimanenti potrebbero essere troppo scarse per assolvere al compito a cui ci vogliamo dedicare.
Così tutti i fattori di “distrazione”, di ogni genere e tipo possono concorrere per diminuire la soglia di concentrazione, tra questi è bene ricordare anche l’ansia, il cui meccanismo principale è quello di spostare l’attenzione dall’oggetto principale ad un oggetto secondario.
Inoltre un qualsiasi compito nel quale siamo concentrati, se protratto oltre un certo tempo vedrà diminuire drasticamente la nostra soglia di attenzione con scadimento della prestazione (intellettuale o no che sia).
Ricapitolando, se la concentrazione fosse esprimibile in termini matematici, questa sarebbe funzione di alcune variabili, che abbiamo riassunto come interesse=i e distrazione=d. La funzione sarà quindi del tipo C=k*i/(d*t), ovvero diretta proporzionalità rispetto all’interesse, e inversa proporzionalità rispetto alla distrazione e al tempo dedicato, moltiplicato per una costante, che è tipica di ognuno di noi.
Ora sorge la domanda:
Come posso fare per migliorare la concentrazione?
Guardando la funzione precedente, qualsiasi persona che abbia un po’ di dimestichezza con le frazioni e l’algebra, capirebbe benissimo che per migliorare la concentrazione bisognerà massimizzare il numeratore e minimizzare il denominatore. Questo potrà essere attuato in tre modi: massimizzando la costante k (tipica di ognuno di noi, ma non per questo non migliorabile), massimizzando la costante i e diminuendo la costante d e la costante t.

Aumenatare l’interesse
Aumentare l’interesse nei confronti dell’oggetto a cui è rivolta l’attenzione è un mezzo che sicuramente porterà a un miglioramento della concentrazione, ma non è molto semplice da attuare. Pensiamo allo studio di un argomento piuttosto noioso, di cui non ci importa più di tanto. E’ molto difficile aumentarne l’interesse, se non cercando delle associazioni positive. Ad esempio immaginate la differenza di interesse nello studiare una lingua straniera perchè ce lo impongono (interesse molto scarso) o perchè questa lingua ci permetterebbe di comunicare meglio con la persona dei nostri sogni. Se riusciamo ad associare all’argomento che stiamo studiando un’idea positiva, questo gioverà sicuramente alla nostra concentrazione.
Diminuire le distrazioni
Anche le distrazioni sono molto difficili da eliminare totalmente. Esse fanno parte dell’ambiente che ci circonda, e spesso non ci rendiamo neanche conto di quanto possano influire. Avere una chat aperta mentre si sta studiando, avere un’idea persistente in testa non attinente al contesto in cui vogliamo focalizzare la nostra attenzione, avere quattro o cinque persone che bazzicano nella stanza in cui ci troviamo, sentire i rumori del vicino, sono tutti fattori che influiscono negativamente sulla concentrazione. Molte distrazioni sono sicuramente eliminabili facilmente (si pensi alla chat aperta), mentre per tante altre il discorso è più complicato, e non è semplice estraniarsi completamente dalla situazione nella quale ci si trova. Come fare allora? Semplicemente allenandosi ad aumentare la nostra costante k, come si fa riferimento al punto successivo:
Aumentare la costante di concentrazione
E’ la famosa costante k che citavamo nella formula precedente. Essa è intrinseca ad ognuno di noi, ed è a sua volta funzione di caratteristiche innate, ma anche di stato mentale (umore), freschezza, riposo e tolleranza alle distrazioni.
Per quanto riguarda lo stato mentale è molto importante seguire una vita salutare, avere i giusti ritmi e cercare di stare bene a livello fisico. Per questo è importante avere un ciclo circadiano regolare (andare a letto grossomodo sempre alla stessa ora, e svegliarsi sempre alla stessa ora), dormire un numero sufficiente di ore, praticare attività sportiva costante (meglio se aerobica), condurre una vita attiva e dare al benessere e al riposo la giusta dimensione all’interno della propria vita. Quanti di noi dopo una notte insonne non riescono a leggere neanche il giornale perchè disturbati dal cane del vicino che abbaia? A volte non è solo colpa delle distrazioni quindi, ma è colpa anche del nostro stato psico-fisico che non ci permette di tollerarle. Quindi individuiamo i fattori disturbanti, eliminiamoli per quanto possibile, ma cerchiamo di convivere con l’ambiente. I rumori non eccessivamente forti, specie se sono continui, e non istantanei, possono essere tollerati dal nostro cervello senza nessun problema. Quindi se diamo la colpa della nostra scarsa concentrazione al bisbiglio che si sente provenire dalla stanza affianco dobbiamo prendercela con noi stessi che non riusciamo a tollerarlo bene. Allenarsi a leggere in posti affollati può aiutare nel migliorare quest’aspetto.
Il tempo
L’ultimo fattore ad analizzare è quello temporale. Esso è messo a denominatore della nostra formula, e questo significa che maggiore sarà l’intervallo di tempo nel quale vogliamo focalizzare la nostra attenzione (concentrarci), minore sarà il valore della funzione concentrazione. E’ una cosa inevitabile, e solo con un po’ di allenamento si può migliorare anche sotto quest’aspetto. Il consiglio è, nel caso dello studio, di non andare mai oltre l’ora di studio senza pause (di almeno dieci minuti – un quarto d’ora). E’ anche importante non chiudere completamente l’argomento che si sta studiando prima di una pausa, per poi passare dopo la pausa ad un argomento totalmente nuovo. Se state finendo di studiare un capitolo, è preferibile fare la pausa prima di fare l’ultimo paragrafo del capitolo e riprendere a studiare da là, o comunque riprendere da un argomento attinente a quanto si stava facendo prima. I cambi di argomento è bene farli nel mezzo dello studio, non dopo le pause. Il vostro cervello ve ne sarà grato!



