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Il Lancio del Giavellotto – La Tecnica – Prima Parte
by TJBOSS on gen.24, 2009, under Giavellotto, Sport
Tecnica:
Come per tutti i lanci dell’atletica leggera, il fine ultimo per realizzare un lancio efficace è quello di ottenere la massima lunghezza del percorso di accelerazione, con lo scopo di realizzare la massima velocità d’uscita dell’attrezzo.
Possiamo suddividere il lancio in 3 fasi principali:
1. Rincorsa
2. Finale di lancio
3. Fase di recupero
Rincorsa:
L’atleta si presenta frontalmente alla direzione di lancio,la mano che impugna l’attrezzo si trova al di sopra della testa in modo da tenere la punta del giavellotto al livello degli occhi.

Suggestiva foto di Zelezny a Sidney prima di incominciare la rincorsa.
• FASE CICLICA “inizia con la partenza dell’atleta e finisce con l’arretramento del giavellotto” (consiste nell’accelerazione iniziale)
“L’obiettivo della fase ciclica è il raggiungimento di una velocità ottimale di rincorsa che consenta di accelerare ulteriormente nella parte successiva del gesto”. La lunghezza di questo momento è soggettiva: circa 8-14 passi, la rincorsa deve essere molto ritmica, rimanendo al massimo decontratti, il passaggio alla fase successiva deve consentire un aumento della velocità e deve essere eseguito in modo molto fluido.
• FASE ACICLICA - inizia con l’arretramento del giavellotto e finisce con l’ultimo appoggio del piede destro. E’ quella comprendente i passi speciali (o passi incrociati) ed è preparatoria al lancio vero e proprio.)
L’obiettivo di questo momento è il raggiungimento delle condizioni biomeccaniche ottimali che contribuiscano all’ottenimento delle giuste pretensioni muscolari ed esatti angoli di impostazione dell’attrezzo.
Si eseguono 4 o 6 passi ,quindi 5 o 7 appoggi, molto importante è la ritmica che deve consentire la progressiva accelerazione finale.
All’inizio della fase aciclica, quando l’attrezzo sull’appoggio del piede sinistro viene arretrato o “sfilato” , il braccio ed il giavellotto si allineano con l’asse delle spalle. Tale movimento deve essere compiuto in maniera estremamente fluida.

Steve Backley durante i tempi speciali.
Il puntale del giavellotto si deve trovare all’altezza del mento ,mai al di sopra dell’altezza dell’occhio.
Le gambe devono anticipare il busto ,condizione fondamentale per la creazione delle giuste pretensioni muscolari nella fase finale, quindi la posizione arretrata del busto non è dovuta ad un suo effettivo arretramento ,ma ad una velocizzazione dell’azione delle gambe che andranno a “sorpassare” la parte superiore del corpo.
Momento fondamentale di questa fase è il passaggio dal terzo al quarto appoggio(sinistro-destro per un lanciatore destrimano che utilizza un ritmo a 5 appoggi): il cosiddetto PASSO D’IMPULSO. Questo deve prevedere una forte spinta in avanti radente con le gambe in netto anticipo sul busto; la gamba sinistra deve superare in volo la gamba destra per ridurre al minimo la fase successiva di monoappoggio. Il Passo d’impulso deve essere il passo più lungo della rincorsa del giavellottista.

Un giovane Zelezny durante il passo d’impulso.
La posizione finale ideale dopo il passo d’impulso dovrebbe prevedere (sempre secondo DI MOLFETTA) :
• Un angolo di inclinazione dell’asse longitudinale del corpo di 30-35°
• Un angolo del ginocchio della gamba di appoggio di 150-160°
• Un angolo del gomito del braccio lanciante di 180°
• Un angolo del giavellotto rispetto al piano orizzontale di 42°
RICORDIAMO CHE TUTTE LE PARTI SCRITTE IN CORSIVO SONO PRESE DA Il Lancio del Giavellotto – Tecnica – Didattica – Metodologia” – Di Molfetta –Centro Studi e Ricerche FIDAL
Il lancio del giavellotto – Analisi tecnica del lancio
by TJBOSS on gen.21, 2009, under Giavellotto, Sport
Vediamo qui pochi elementi di cinematica e dinamica del meccanismo di lancio. Il giavellotto è un attrezzo leggero (800gr maschile,600gr femminile) e rigido,dunque non disturba il movimento del lanciatore. La posizione del suo centro di gravità non è modificabile ed inoltre, dato che il suo spostamento avviene lungo una linea retta, il baricentro si sposta, come conseguenza , sul piano sagittale. La sua traiettoria ideale dovrebbe prevedere un angolo di partenza α rispetto al terreno di circa 40-44° (dipende dal vento,ma analizzeremo dopo questo particolare) con una forte impennata iniziale mantenendo costante α. In seguito l’attrezzo “planerà” nell’aria descrivendo la fase discendente di una parabola.
Energia:
L’insieme corpo umano-giavellotto possiede una certa energia cinetica che va conservata il più possibile per scatenarla nel lancio dopo il doppio appoggio finale. Infatti, dato lo spostamento rapido, questa viene immagazzinata nella parte inferiore del corpo: le gambe risultano avere un ruolo fondamentale nel trasmettere l’energia al braccio lanciante, permettendogli così di avere una velocità terminale molto elevata.
Cinematica del giavellotto:
Nel momento del lancio l’attrezzo subisce diverse forze da due principali origini:
1 – L’atleta:
a) Per la costituzione stessa della mano umana l’atleta imprime prima di tutto una forza diretta in obliquo dal basso verso l’alto (applicata dal quarto dito posteriore della impugnatura) al giavellotto; per questo esso tende ad essere incurvato. La mano resta supina.
b) Come il gesto procede, l’azione muscolare va a trasmettere un movimento di rotazione che gira il giavellotto su se stesso (in senso orario per un lanciatore destro) intorno al proprio asse, nell’instante stesso del lancio.
E’ chiaro che i fenomeni che si presentano sono 2: un incurvamento e una rotazione. Le dirette conseguenze di questi 2 fenomeni sono che il centro di gravità descriverà una parabola attutiva e che il movimento del giavellotto verrà stabilizzato dalla propria rotazione. Tuttavia queste deformazioni iniziali generano un moto vibratorio dell’attrezzo: esse dipendono dal materiale con cui è fabbricato, ma anche dalla velocità di spostamento. Le vibrazioni sono una dispersione di forze ed un lancio ottimale prevede una vibrazione limitata quanto più è possibile (infatti come si capisce questi effetti “collaterali” non sono eliminabili per la stessa morfologia umana).

Questo lancio di Makarov rende bene l’idea delle deformazioni subite dall’attrezzo.
2. L’aria: fino a che si usavano giavellotti di legno non ci si è mai preoccupati della sua aerodinamica, ma con l’utilizzo di attrezzi che hanno un più grosso diametro sono stati effettuati molti studi. Come detto prima è molto importante che il giavellotto mantenga il suo angolo rispetto al terreno al di sotto dei 45° fino al punto più alto della sua parabola. Da quel momento sarà la “portanza” creata dalla sua velocità a farlo “veleggiare” sfruttando il residuo della forza rimasta.
In questo ambito è importante considerare il vento: esso sarà ottimale se leggerissimo e contrario in quanto risulterà più semplice “infilarlo” nella folata offrendo pochissima resistenza all’aria, magari con un angolo rispetto al terreno molto basso (al disotto dei 38°). L’importante è che esso (il vento) non sia molto forte.
Risulta disastroso un vento trasversale (il quale letteralmente “abbatte” l’attrezzo che essendo leggero viene facilmente spostato), ma anche un vento alle spalle (che la maggior parte delle volte schiaccia a terra l’attrezzo). Personalmente ritengo che sia molto più semplice lanciare senza vento ed è questa, per me, la condizione ideale per avere la traiettoria più efficace. Questa va sempre considerata anche in rapporto alle caratteristiche fisiche dell’atleta: un lanciatore basso (170cm) non può permettersi di rilasciare l’attrezzo con un angolo rispetto al terreno superiore ai 45° dato che la coda del giavellotto toccherebbe per terra compromettendo il gesto. Dunque un lanciatore con tali caratteristiche troverà l’angolo ideale attorno ai 42° circa.
Infine ricordo che l’atleta, pur non potendo evitare il movimento di vibrazione dell’attrezzo, può controllare la direzione delle forze applicategli: la propulsione va diretta in avanti, lungo il suo asse.

Pur presentando una ottima posizione complessiva il giavellotto non può partire da quella posizione. Verrà sicuramente frenato dall’aria disperdendo gran parte della forza.
Infatti se la forza è applicata al giavellotto in direzione differente, la resistenza dell’aria si fa più grande e, come conseguenza, constatiamo una velocità di liberazione frenata immediatamente.
Bibliografia:
- Il Lancio del Giavellotto – Tecnica – Didattica – Metodologia” – Di Molfetta –Centro Studi e Ricerche FIDAL
Il Lancio del Giavellotto – Introduzione
by TJBOSS on gen.17, 2009, under Giavellotto, Sport
Il lancio del giavellotto è una delle specialità più complesse e difficili dell’atletica leggera. Spesso, superficialmente, le si assegna un carattere incostante per le frequenti variazioni di rendimento che possono verificarsi anche nel corso della stessa gara da parte di campioni di consolidata fama (si parla di differenze di 20MT!!). Infatti basta un piccolo errore nella scelta del tempo giusto nel finale di lancio, o una imprecisione nel piazzamento, per rovinare un’azione biomeccanica fino a quel momento perfetta.

Il russo Sergey Makarov lancia alle olimpiadi tenutesi a Sidney nel 2000.
Questa disciplina però, risulta particolarmente divertente per chi la pratica (date le svariate possibilità di allenamento) e sicuramente è tra le più spettacolari tra tutte quelle dell’atletica leggera; ricordo solo che il record del mondo maschile è di 98.48 MT e che solo vedere l’attrezzo andare oltre gli 80MT “spinto” dall’urlo dell’atleta esalta tantissimo gli spettatori.
Ma data la difficoltà tecnica del gesto il suo apprendimento appare lento e molto impegnativo e avviene nel corso di molti anni. Un giavellottista solitamente raggiunge la sua maturità attorno all’età di 30 anni proprio perché serve molta applicazione e costanza per arrivare al pieno possesso della tecnica.
Durante una gara ogni atleta dispone di tre tentativi per entrare nei primi 8 classificati. A questi infatti sono concessi altri tre lanci per decidere chi vincerà possedendo la misura più lunga. Affinchè un lancio sia valido dev’essere il puntale del giavellotto a toccare per primo il terreno e non qualche altra parte dell’attrezzo. Inoltre non va superata la linea di bordo pedana e non ci si può mai voltare completamente dando le spalle al settore di lancio altrimenti la prova viene considerata nulla. Queste sono le uniche restrizioni entro le quali va effettuato il gesto tecnico.
Non voglio dilungarmi in una introduzione storica che risulterebbe noiosa pertanto sottolineo solo che l’uso di questo attrezzo dovrebbe risalire alla nascita stessa delle prime forme di ominidi in grado di usare attrezzi per la caccia . Si può ben dire allora che nei tempi antichi l’uso del giavellotto non era una questione di lancio vero e proprio ma, più realisticamente, una questione di vita o di morte.
Le prime notizie storiche ci provengono dall’antica Grecia. Grazie a Senofonte (776 a.C.), allievo di Socrate, sappiamo che il lancio del giavellotto era sicuramente una delle specialità atletiche più legate alla attività di guerra e dunque una delle più considerate. L’attrezzo del tempo era più corto e più pesante di quello attuale.
Pur avendo una tradizione così antica è stata tra le ultime discipline dell’atletica ad essere ammesse nelle competizioni ufficiali (1896-98). Il primo campione olimpico fu lo svedese Eric Lemming (Londra 1908) con 54.83MT. L’evoluzione della tecnica e della preparazione non permise tuttavia di raggiungere facilmente gli 80MT nel corso degli anni. Questo traguardo fu superato per primo dall’americano Franklin “Bud” Held nel 1953 (80.41MT) che portò una grande innovazione con il suo “nuovo” giavellotto in lega di alluminio e non più in betulla. L’incredibile lancio di Uwe Honn (tedesco che lanciò 104.80 MT nel 1984) convinse la IAAF a modificare il regolamento ed a spostare verso il puntale il baricentro dell’attrezzo per diminuire la gittata dei lanci ed eliminare ogni timore per le persone che si trovano dalla parte opposta della pista rispetto a chi lancia.
Nel 1991 ,inoltre un particolare modello di giavellotto Nemeth fu bandito perché grazie a delle soluzioni anaicoidali (infatti fu usata una vernice che permetteva una “portanza” maggiore del giavellotto) in coda permetteva prestazioni ancora “pericolose” : 96.96MT Seppo Raty 2/06/1991.
L’attrezzo non è più stato modificato da allora anche se il più grande specialista di tutti i tempi, Jan Zelezny , ha stabilito a Jena (in Germania) il 25/05/1996 lo straordinario record di 98.48MT riportando “in auge” la solita polemica sulla sicurezza negli stadi.

Jan Zelezny lancia, alle olimpiadi di Barcellona 1992, il giavellotto che lo renderà campione olimpico per la prima volta.
Il lancio del giavellotto è un lancio di spostamento lineare per cui vi eccellono i tipi morfologici più diversi, dato che l’altezza da cui parte l’attrezzo influenza scarsamente il lancio: infatti si trovano grandi specialisti come il finlandese Kinnunen (anni ‘60 e ‘80) alto appena 1.68MT e il tedesco Boris Henry (medaglia di bronzo ai campionati mondiali di Parigi 2003) alto 1.98MT per 112Kg.
Infatti in questa specialità interessano soprattutto una grande apertura di braccia,una elevata dose di flessibilità , una ottima velocità di base e gambe potenti. Ricordo infatti che Zelezny (campione olimpico a Sydney 2000 con 90.50MT, capace del record del mondo, del record olimpico, ma soprattutto di 3 ori e 1 argento olimpici, di 2bronzi e 3 ori mondiali e di un bronzo europeo) quando ha lanciato vicino ai 100MT nel 1996 era alto 1.86 MT e pesava solo 76Kg! Questi è stato però capace di correre i 100Mt in 10”20 e sollevare 110Kg di pull over. E’ tuttora considerato il migliore interprete della tecnica di lancio che sia mai esistito.

Sequenza del lancio di 90.50MT con cui Zelezny è stato campione olimpico a Sidney.
Bibliografia:
- Il Lancio del Giavellotto – Tecnica – Didattica – Metodologia” – Di Molfetta –Centro Studi e Ricerche FIDAL



