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I metodi per migliorare la memoria.

by TJBOSS on gen.22, 2009, under Studio


Tanti studenti sono entrati in questo sito cercando di trovare delle tecniche che gli permettessero di memorizzare più velocemente le informazioni, pensando che questo fosse correlato in maniera proporzionale alla qualità dello studio. Niente di più falso. Il memorizzare velocemente (e magari con l’ausilio di trucchetti, che richiedono in ogni caso tanta applicazione ed allenamento) non è correlato per niente alla qualità dello studio, e solo in minima parte lo è ad un buon metodo di studio.

Le tecniche più gettonate sono quelle associative, che di per sé sono ottime se il nostro problema è ricordare un elenco di nomi, ad esempio, ma non devono necessariamente essere parte di un metodo di studio corretto.

Associare un’immagine a una parola può essere conveniente in alcuni casi. Uno dei metodi più in voga ultimamente è il metodo Golfera. Gianni Golfera è una persona che ha allenato all’ennesima potenza le sue capacità mnemoniche, e che sicuramente aveva una certa predisposizione di base a farlo. Il classico esempio che fa nella presentazione del suo metodo è quello per ricordare il suo nome: per ricordare Gianni Golfera basta immaginare Gianni Morandi che gioca a golf, dice lui.

Le tecniche spiegate da Golfera possono sicuramente aiutare chi ha bisogno di allenare le sue facoltà mnemoniche, così come un personal trainer può migliorare la tecnica di esecuzione di un gesto sportivo, ma non sempre questo è necessario, e spesso si rivela un inutile perdita di tempo. Infatti bisogna capire che per essere come Golfera, o anche qualche gradino sotto (visto che la predisposizione di base conta tantissimo), bisogna allenarsi costantemente, ed “essere in forma”.

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Capita così che quest’esercizio possa portare via più tempo di quanto sarebbe stato necessario per memorizzare le cose che ci interessano, senza alcun metodo, senza stress, e anche risparmiando qualche soldo (che non fa mai male). I metodi per aumentare le facoltà menmoniche possono servire, ma non devono essere esasperati. Inoltre se leggiamo, sempre dal sito di Golfera, dopo l’esempio su Gianni Morandi: “Perché queste associazioni ci aiutano a ricordare quello che vogliamo e non ci confondono? Perché ogni immagine rimane indissolubilmente legata al processo logico che è stato utilizzato per “costruirla”.

Questo è assolutamente vero, e ben si sposa con i concetti scritti nei precedenti articoli su come sviluppare la memoria. Per sviluppare la memoria a lungo termine bisogna sfruttare un processo logico, e per fare questo bisogna capire esattamente l’argomento che stiamo studiando. Tuttavia il migliore processo logico rimane la comprensione e la rielaborazione di ciò che si è capito, specialmente nello studio. L’associazione non sempre è utile, proprio perchè prescinde dalla comprensione. Una volta che noi abbiamo stabilito un processo logico, basato sulla comprensione, che ce ne facciamo di un altro, basato solo sull’associazione? Può essere utile alcune volte, ma quasi mai per cose importanti. D’atra parte tutti noi avremo avuto esperienza di persone con un’ottima memoria, ma con un pessimo metodo di studio, e viceversa tante persone che non hanno mai pensato di sviluppare più di tanto le proprie facoltà mnemoniche si ritrovano con un ottimo metodo.

In definitiva possiamo pensare a tutti questi metodi come dei trucchi, che possono servirci per migliorare la memoria, specialmente quella a breve termine, ma che se potenziati eccessivamente possono essere addirittura controproducenti, oltre che dispendiosi.

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Sviluppare la memoria – seconda parte

by TJBOSS on gen.03, 2009, under Studio


Andiamo ad analizzare altri metodi per sviluppare la memoria. Se non avete letto la prima parte dell’articolo vi consiglio di farlo cliccando qui.

Innanzitutto volevo ribadire il concetto che quando qualcosa ci interessa la nostra memoria funziona molto meglio rispetto a quando non è stimolata da un qualcosa di positivo. Pensiamo a una persona dell’altro sesso che ci piace fortemente. Questa ci lascia il suo numero di telefono a voce… e noi non avendo nessun modo di prendere appunti al momento saremo costretti a ricordarlo a memoria. Beh io son sicuro che la maggior parte di noi non se lo scorderebbe.. per niente al mondo. Cosa fareste voi per ricordare il numero? Beh è semplice… Il metodo è classico ed è assolutamente banale: si scompone il numero in tanti numeri più piccoli che magari ricordiamo, ad ognuno dei quali associamo qualcosa. Il nostro compleanno, il nostro numero civico, etc.

Se supponessimo invece di non avere un posto dove tenere il numero cosa succederebbe? Beh sicuramente dopo un po’ di tempo non dovremmo più ricordare tutte le associazioni di numeri a eventi, onomastici e numeri civici. Il numero entrerà a far parte della nostra memoria, e basterà pensare alla persona che ci verrà in mente il numero di telefono completo.

Ecco, in questa fase il numero di telefono è entrato a far parte della memoria a lungo termine. Se ci pensate ci son tante persone che a distanza di vent’anni ricordano ancora il vecchio numero di telefono di casa dei loro compagnetti delle elementari.

Quindi la prima verità che viene fuori da questi esempi è che

più un concetto viene elaborato dal nostro cervello, più è probabile che questo entri nella memoria a lungo termine.

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Questo è il motivo per cui tanti metodi per sviluppare la memoria falliscono: essi sviluppano la memoria a breve termine e vanno bene nel breve periodo. Vanno bene a uno studente per preparare un’interrogazione, ma già uno studente universitario che dovrà preparare un esame pesante, si troverà in difficoltà a ricordare concetti studiati magari un mese prima, con dei semplici metodi associativi.

E questo è anche il motivo per cui a volte, quando vi sembrava di aver capito perfettamente un argomento leggendolo sul libro, vi trovavate a un’interrogazione/esame con un vuoto nella testa.

La memoria a breve termine può durare anche giorni, settimane, ma se il vostro obiettivo è imparare bene un argomento, allora dovete sviluppare la memoria a lungo termine.

Perciò ben vengano le varie tecniche mnemoniche nel caso in cui le informazioni da elaborare siano da ricordare per poco tempo, ma nel caso in cui vogliate diventare davvero bravi o acculturati, beh, cambiate metodo! E lasciate perdere i giochini della Nintendo DS!

Il primo segreto è che la memoria a lungo termine va sviluppata nel tempo. E’ inutile pensare di fissare un ricordo nella memoria a lungo termine concentrandoci intensamente solo per pochi minuti. Questo può succedere nel caso il ricordo sia particolarmente traumatizzante (Disturbo Post Traumatico ad esempio), ma in generale non può succedere.

Vi faccio un altro esempio: quante volte capita che conosciate a memoria delle canzoni, magari di cantautori che neanche vi piacciono, solo perchè vengono trasmesse spesso alla radio? Quest’esempio è importante per due punti fondamentali:

  1. la memoria a lungo termine è in funzione del tempo
  2. la memoria a lungo termine può essere sviluppata associando più stimoli sensoriali
  3. la memoria a lungo termine è funzione della comprensione.

Il primo punto l’abbiamo esaminato nelle righe precedenti. Se siete di fronte ad un argomento e volete che diventi parte del vostro patrimonio culturale, l’unico metodo che avete è spenderci tempo.

Questo processo può essere accelerato tramite il punto 2 ed il punto 3.

Il punto 2 dice che se noi associamo degli stimoli uditivi (come nel caso della canzone) o tattili, o olfattivi alle informazioni da memorizzare, è molto più facile che le ricordiamo.

Il punto 3 dice che maggiore è la nostra comprensione delle informazioni da memorizzare, minore sarà il tempo impiegato a memorizzarle.

Per chiarire meglio quest’ultimo punto vi farò altri due esempi: pensate a una canzone in una lingua che non conoscete bene. Pur ascoltandola tutto il giorno non riuscirete mai a memorizzarla. Oppure pensate a una canzone in una lingua che conoscete, ma fatta solo di parole messe senza senso l’una dopo l’altra. Ci metterete molto più tempo rispetto ad una canzone con un testo di senso compiuto. E’ lo stesso motivo per cui gli slogan pubblicitari utilizzano semplici frasi di senso compiuto. Entrano meglio in testa e rimangono memorizzate per molto tempo (pensate a slogan di tanti anni fa, son sicuro che ne ricorderete tantissimi, a volte senza neanche ricordare l’oggetto pubblicizzato).

Nella prossima puntata vedremo di analizzare meglio questi aspetti.

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Sviluppare la memoria – prima parte

by TJBOSS on dic.29, 2008, under Studio


Il punto debole di molti studenti è quello di sviluppare le facoltà mnemoniche. Per memoria si intende la capacità di ricordare gli eventi del passato. Diciamo che il nostro cervello, generalmente, filtra tutti i dati in ingresso, e seleziona i dati più importanti da ricordare. Questa è una cosa abbastanza ovvia, ampiamente dimostrata,anche se in fondo non servono tante ricerche per capirlo.

La memoria del nostro cervello si divide principalmente in

- memoria a breve termine

- memoria a lungo termine

La memoria a breve termine è quella che ci ricorda quanto sale abbiamo messo cinque minuti prima alla pasta, o cos’abbiamo mangiato a pranzo, o quante ripetizioni di un determinato esercizio abbiamo fatto in palestra. La memoria a lungo termine è invece quella che ci rammenda come ci chiamiamo, da dove veniamo, quante volte alla settimana dobbiamo andare in palestra, com’è stato il primo giorno di scuola, etc.

La difficoltà più grande, per quanto riguarda lo studente, è far passare le informazioni esterne dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Infatti può capitare durante lo studio di leggere un testo, di capirlo perfettamente, di pensare di padroneggiarlo e quindi di andare avanti. Tuttavia, basta una semplice ripetizione a distanza di qualche ora (se non di qualche minuto) dell’argomento letto, per capire che buona parte dell’informazione letta (se non quasi tutta) viene persa.

Per questo si parla di metodo di studio, perchè c’è bisogno di un metodo, oltre che per capire, per memorizzare le informazioni.

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Ci sono tanti metodi che ci consentono di memorizzare meglio le informazioni, ottimizzando le risorse a disposizione e impiegando meno tempo. Ci sono addirittura corsi destinati solo al potenziamento di queste facoltà. La verità è che uno può anche apprendere determinati schermi dall’esterno, ma non tutti funzionano allo stesso modo per ogni persona, quindi ciò che è fondamentale capire è che ognuno deve sviluppare il proprio metodo personalizzato in base alle proprie esigenze, ed in base anche all’argomento da studiare. Possiamo elencare però qualche consiglio che può risultare utile:

La sottolineatura o evidenziazione

E’ il metodo più banale, ma anche il peggio utilizzato. Avevo un compagno di classe che sottolineava tutto il testo del libro con un evidenziatore rosa in maniera tale che alla fine sembrava di leggere la gazzetta dello sport. La sottolineatura dev’essere essenziale e limitata a parole chiave. Può essere anche evidenziata un’intera frase, a patto che questa sia esplicativa in maniera decisamente più significativa rispetto al contesto in cui si trova. l’evidenziazione non deve superare il 2-3% del contenuto del testo, sennò diventa totalmente inutile. Dev’essere fatta con degli evidenziatori il più possibile chiari (gialli ad esempio). L’evidenziazione con colori differenti per concetti differenti non sempre aiuta per una memorizzazione più veloce, ma dipende sempre dagli argomenti. Può aiutare nel caso ci siano dei concetti, all’interno dei periodi, che devono essere memorizzati totalmente. E’ il caso, ad esempio, degli estremi di una legge per uno studente di diritto, o di una data per uno studente di storia. Se il testo è pura narrativa è preferibile una sottolineatura a matita.

I rimandi

Affianco ad ogni concetto importante è bene scrivere a matita, a bordo pagina, delle parole chiave che possano sintetizzarlo, o che rimandino ad altre pagine collegate (un concetto rudimentale di link). Il solo atto di sintetizzare in poche parole, concise, un concetto più generale, e di scriverlo a bordo pagina,  può aiutare tantissimo a fissare i concetti chiave, per poi svilupparli. Il colpo d’occhio aprendo delle pagine già viste tempo prima dev’essere quello di focalizzare subito gli elementi già visti e di “sapersi muovere” tra le righe, magari seguendo le parole chiave (keywords).

Le immagini

Un tempo, anche per esigenze tipografiche, i libri erano molto più aridi e quasi totalmente testuali. Oggi possiamo invece disporre, per ogni argomento, di libri con delle illustrazioni ben fatte, e talvolta anche esemplificative. Le immagini possono avere un doppio scopo: spiegare meglio i concetti (ad esempio, per spiegare com’è fatto un fungo velenoso è molto più utile una o più  foto di una descrizione minuziosa dei colori e della forma) e associare all’immagine una determinata pagina all’interno della quale è contenuto un certo testo. Privilegiare quindi, quando possibile, la lettura di libri con formato non troppo arido e testuale, ma intervallato da immagini, tabelle, schemi e quant’altro. Può davvero essere utile.

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